Giornata di rally per l’euro contro i principali rivali. Il FMI: “Resta poco tempo”

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Euro in rally nella giornata di martedì. Forti oscillazioni nel cambio euro dollaro nella sessione USA, la moneta unica tocca il minimo della giornata a 1,2450 e poi torna ai livelli dell’apertura europea intorno a 1,25. Giornata convulsa, mercati incerti e trader combattuti sulle scommesse a causa delle voci contrastanti sullo stato di salute dell’Eurozona e sopratutto sull’efficacia che il piano messo su dal G7 col salvataggio alle banche spagnole avrà l’effetto sperato.

La moneta unica non ha mollato ma ha subito forti oscillazioni sia con il dollaro che con lo yen. La risalita in entrambi in casi si è avuta nel corso della sessione USA, quando la moneta unica ha recuperato le forti perdite intraday iniziate durante la sessione europea. Per capirne i motivi, i dati macro rilasciati nella giornata e le notizie provenienti dai mercati internazionali.

In parte hanno contribuito i dati USA, che vede un miglioramento della fiducia delle piccole imprese ma l’indice dei prezzi di importazione è rimasto stabile allo 0,1%. Inoltre è calato di un punto decimale l’indice economico di ottimismo, che misura l’ottimismo del consumatore americano, che segna un possibile calo nei consumi e che trova il confine a quota 50. S

Anche le aste dei buoni americani sono andate leggermente peggio delle precedenti, con i titoli del debito a un mese aumentati a 0,055% sul precedente di 0,040%, e quelli a tre anni passati da 0,0362% a 0,0387%. Diminuite anche le scorte di gasolio a -0,88M rispetto alle attese di 1,47M.

Arriva poi la mazzata: secondo Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario Internazionale, ci sono appena 3 mesi per salvare la moneta unica. Lavoro estivo dunque, per i vertici economici e monetari dei paesi avanzati, anche se Lagarde diffida da una politica di solo rigore e invoca misure per la crescita, ricalcando la tesi del premier italiano Mario Monti che prova ancora a rompere il muro della Merkel. Nel mirino infine torna anche la Grecia, da cui l’FMI si aspetta misure rigorose contro l’evasione fiscale.

Porta a casa un risultato invece Mario Monti, che si è visto appoggiare in pieno il progetto degli Eurobond dal parlamento europeo, e di non calcolare le spese di investimenti in quelli più generali ascrivibili al deficit.

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