USA, Barack Obama e gli effetti sul Forex

Fonte: eToro Forex

 

Washington, 26-07-2011

Euro in rialzo vicino a quota 1,45 contro il dollaro. Oro alle stelle: 1.614,43 dollari l’oncia, oltre il record di ieri. E un certo nervosismo che accompagna l’apertura delle maggiori piazze finanziarie europee. Queste le prime reazioni dei mercati all’inusuale botta e risposta fra il presidente Obama e lo speaker della Camera Bohner sull’innalzamento del debito pubblico americano: l’accordo fra democratici e repubblicani non arriva, la scadenza del 2 agosto è vicina.

“Un gioco pericoloso”
“E’ un gioco pericoloso mai giocato prima e non possiamo permetterci di giocarlo adesso”. Barack Obama parla agli Stati Uniti a una settimana dalla scadenza
oltre la quale il Paese rischia, almeno teoricamente, un default tecnico. In un discorso di 15 minuti dalla Casa Bianca trasmesso in prime time, il presidente americano torna a puntare il dito contro i repubblicani che impediscono di raggiungere un accordo per
l’innalzamento del debito “mettendo a rischio l’economia con proposte
che fanno solo perdere tempo”.

Come in reality show
Poi Obama si è rivolto direttamente agli americani (sembrava un concorrente di American Idol, ironizza Abcnews notando le somiglianze con gli appelli al voto dei partecipanti al noto reality show in tv) chiedendo loro di farsi sentire direttamente con i propri rappresentanti a Washington per mettere fine “a questo gioco
pericolosissimo”. Risultato, intasato di contatti il sito del Congresso.

La replica repubblicana
Passano pochi minuti e in tv compare John Boehner con un altro, più breve, messaggio alla nazione trasmesso subito dopo dal Congresso: lo speaker della Camera ribadisce il mantra repubblicano della necessità di drastici tagli alla spesa pubblica e attacca il piano presentato dai democratici al Senato: non basta, dice. “La verità – sostiene Boehner - è che il presidente sei mesi fa ha voluto carta
bianca e oggi vuole carta bianca. E ciò non accadrà”.”Il presidente ha piu’ volte detto che vuole un approccio equilibrato che a Washington significa, noi spendiamo di piu’ e voi pagate di piu’ – ha detto Bohner – la triste verità è che il presidente voleva un assegno in bianco sei mesi fa e vuole quell’assegno oggi. Ma non lo avrà”.

Ricette diverse
Sul tavolo due strade: un aumento del debito da 1.000 miliardi di dollari subito e 1.500 nel 2012 – come propongono i repubblicani - e un aumento da 2.500
miliardi subito secondo il piano dei democratici promosso anche dalla Casa Bianca.
Occhio alle date: nel primo caso il grosso della manovra impatta sulla campagna per le presidenziali nel 2012 e rappresenterebbe un bel problema per Obama e i democratici.

“I repubblicani dicono che sono d’accordo nel voler evitare il default, ma il nuovo approccio presentato oggi da Boehner ci constringerebbe ad affrontare di nuovo la minaccia del default tra sei mesi, in pratica non risolve il problema”, ha detto ancora Obama riferendosi al piano in due tempi proposto dallo speaker, che prevede
un taglio immediato di 1200 miliardi in cambio dell’innalzamento del debito solo provvisorio, subordinato ad un ulteriore taglio di 1800 miliardi da varare il prossimo anno.

La posta in gioco
Difficile immaginare un default americano il 2 agosto: i titoli pubblici americani sono nei fondi pensione dei pompieri dell’11 settembre come degli insegnanti elementari di Pechino e rappresentano da sempre il titolo sicuro per eccellenza. Ma se anche un accordo dovesse emergere, come probabile, nei prossimi giorni, nessuno può escludere un downgrading del debito americano da parte delle agenzie di rating, con pesanti riflessi sui mercati internazionali. Il tutto, o quasi, per un antipasto della prossima corsa alla Casa Bianca sul quale né repubblicani né democratici vogliono fare sconti.

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Stress test banche Europee ed effetti sul Forex

Oggi alle 18.00 orario italiano uscira’ il risultato del dato riguardo lo Stress Test sulle Banche Europee, dato molto importante per il trend dell’Euro.

mercati finanziari sono in attesa della pubblicazione dei risultati dello stress test sulle banche in Europa. L’obiettivo è valutare la loro forza nel caso in cui dovessero subire una nuova crisi. L’Autorità bancaria europea ha effettuato delle valutazioni su un totale di 91 istituzioni bancarie al fine di valutare la resistenza delle banche europee a dei forti colpi, che non è purtroppo possibile escludere in futuro, dato che si tratta di una situazione di emergenza, quella nella quale stiamo vivendo.

Si teme che se i risultati dovessero mostrare che molte delle banche della zona euro stanno tenendo dei livelli pericolosamente bassi di capitale, il mercato possa esserne ulteriormente turbato e gli investitori, già nervosi, potrebbero decidere di vendere ancora di più l’euro.

 

Analisi Andamento Forex del 28/06/2011

Fonte: eToro

Respiro di sollievo per i mercati azionari. Bene Wall Street grazie ai tecnologici, il Nasdaq infatti ha effettuato un balzo del 1.33%. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0.91% riportandosi oltre 12,000 punti, mentre l’S&P ha segnato un +0.92% attestandosi a 1,280.1 punti.

Euro in rialzo dopo la notizia proveniente dalla Francia: in un comunicato le banche francesi (che hanno già ricevuto un monito dalle agenzie di rating vista l’alta esposizione nei confronti della Grecia) hanno dato il consenso ad effettuare un roll over del debito greco. In pratica i bond in scadenza verrebbero sostituiti con titoli a 30 anni, il tutto volontariamente, a condizione che anche gli altri creditori facciano lo stesso. Alla notizia l’euro ha effettuato uno sprint riportandosi nei pressi dell’area a 1.43.

La Merkel ha affermato che alla Germania non rimane altra soluzione che aiutare i paesi periferici dell’area euro, per evitare un successivo rallentamento dell’economia tedesca. Si è espresso sulla situazione greca anche il membro del Consiglio esecutivo della BCE, Juergen Stark che in un discorso a Berlino ha affermato che “la solidarietà non deve essere fraintesa con l’idea che i partner europei e la comunità internazionale non abbiano altra scelta che continuare il sostegno finanziario”. Il governo greco si trova ora in una fase cruciale, solamente un impegno serio con un ambizioso programma di consolidamento e privatizzazione, la Grecia potrà godere della prossima tranche di aiuti. Ora ad Atene è cominciato il dibattito e sono entrati nel vivo i negoziati in vista del voto di mercoledì prossimo sulle durissime misure d’austerità. I mercati sembrano abbastanza fiduciosi su un esito positivo del voto..

Ultimamente si comincia a parlare con maggiore insistenza anche della situazione italiana dato il recente monito alle banche nazionali da parte di Moody’s. Mussari, il Presidente dell’ABI considera incomprensibile il monito di Moody’s dopo una serie di aumenti di capitale degli istituti italiani (voluta da Mario Draghi) e soprattutto vista la marginale esposizione verso il debito Greco delle banche italiane. Per ora preoccupa il rialzo delle rendite sui titoli di stato, ieri infatti sono stati collocati BoT semestrali e CTz a due anni per un totale di 10,5 miliardi di euro, a rendimenti in rialzo rispettivamente di 30 centesimi all’1,988% e di 37 centesimi al 3,219% rispetto all’asta precedente.

Il calendario oggi mostra un interessante appuntamento per chi opera sulla sterlina. Alle 10.30 saranno pubblicati i dati sul PIL. Alle 16.00 invece sarà pubblicato il dato sulla fiducia dei consumatori degli USA. In serata per le 20.45 atteso un discorso di Trichet che potrebbe causare volatilità sull’euro.

Eur/Usd continua nella sua fase di congestione tra 1.41 e 1.443 circa. Supporto per la giornata a 1.426. Euro in leggera ripresa sul CHF ma ancora sotto la resistenza a 1.2. Attenzione all’oro che oscilla nei pressi dell’importante supporto a 1,500 Dollari, e vede a 1,490 dollari un importante supporto di Fibonacci.

Andamento Forex del 27/06/2011

Fonte: eToro

La settimana passata si è rivelata importante per diversi fattori. Fra tutti possiamo certamente scegliere la riunione della Fed che, oltre a mantenere i tassi immobili, ha ufficialmente sancito la fine del piano di Quantitative Easing 2 e, non meno importante, la fiducia conferita dal parlamento al governo greco di Papandreou (seppur abbiamo già avuto modo di vedere non così schiacciante). Ognuno di questi due elementi ha posto la basi per un rafforzamento della propria valuta di casa, anche se mancano ancora delle certezze.

Se dal lato americano possiamo parlare di ulteriori dati importanti, nella settimana appena incominciata, per la difficile situazione greca possiamo invece attenderci una buona dose di certezze. Questo perché la scadenza imposta da Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea, per l’approvazione del piano di Austerity da 28 miliardi di euro in cinque anni, è stata fissata per giovedì 30 giugno, qualche giorno prima dell’incontro dei ministri delle finanze dell’area euro fissato per il 3 luglio.

Diciamo quindi che entro una settimana potremmo scoprire se effettivamente la Grecia sarà il primo paese dell’area euro a fallire, innescando così un movimento di vendite sul mercato (euro in particolare data l’esposizione di banche francesi e tedesche) tali da ricordarci i giorni di ottobre 2008, oppure la situazione andrà normalizzandosi consentendo alla moneta di casa di riportarsi su livelli di qualche settimana fa.

È grande infatti anche la preoccupazione rivolta alla sterlina dato che, dopo 14 mesi di tassi storicamente molto bassi, gli analisti si stanno sempre più orientando per un aumento del piano di QE della Bank of England. Un misto di dati economici particolarmente deludenti e segnali sempre più per una politica espansiva provenienti dallo stesso board della BOE hanno portato ad una rinnovata incertezza e ad una vendita generalizzata della moneta di casa.

Il cambio Usd/Jpy ha beneficiato del movimento favorevole al dollaro solamente in lieve misura. Abbiamo infatti visto i prezzi giungere oltre i livelli di resistenza statica di 80.60 senza però assistere ad un’esplosione di volatilità che consentisse di andare oltre il massimo precedente di settimana scorsa a 80.80. Come abbiamo potuto verificare qualche giorno fa, crediamo che l’area di resistenza e congestione che si trova poco al di sopra di 81 figura potrebbe risultare il più importante livello di attenzione.

L’abbiamo visto con chiarezza venerdì mattina, come il mancato superamento di 115, parlando si Eur/Jpy, abbia successivamente spinto nuovamente a ribasso i prezzi verso la direzione del livello di supporto più interessante sia di breve che di lungo. Parliamo ovviamente di 113.50 che, data la frequenza di tentativi di rottura recenti, con un occhio anche al lungo periodo, si candida a ruolo di maggior supporto. Su questo incombe una tendenza negativa molto evidente, osservabile tracciando la trendline che dai primi giorni di giugno ha portato ad un costante calo dei prezzi e che coincide per le prossime ore con il livelli di resistenza fondamentale.

Non c’è freno al rafforzamento del Franco, contro la moneta unica. Abbiamo infatti avuto un nuovo minimo storico nella notte, a 1.1805, e nessun segnale d’inversione. Per le ragioni viste sopra crediamo che la pressione possa durare ancora per una settimana circa. In termini di livelli stiamo ancora aspettando un ritorno al di sopra di 1.2150 per dichiarare definitivamente conclusa la profonda tendenza ribassista.

Il Dollaro invece se la cava lievemente meglio, non essendo andato ancora al di sotto del minimo di riferimento a 0.8325. Anche in questo caso però non possiamo che realizzare come ci si trovi in una tendenza negativa e di come questa insisterà oltre sino ad una definitiva rottura di 0.8550.

Andamento mercato Forex del 23/06/2011

Fonte: eToro
Ieri è stata una giornata importante negli Stati Uniti, con il rilascio di un immutato Annuncio dei Tassi di Interesse. In una conferenza stampa nel corso della giornata, il presidente della FED Bernanke ha discusso una rivista aspettativa di crescita annuale degli Stati Uniti da 3,1-3,3% a 2,7-2,9%. Alla luce del fatto che c’è una certa confusione, il Presidente ha dichiarato che lascerà tutte le opzioni sul tavolo nei prossimi mesi 1-3.

In altre zone, voci sul rallentamento complessivo della crescita economica globale ha iniziato a sollevare preoccupazioni per alcune delle principali economie come la potenza Cina, che ha pubblicato le statistiche di produzione più bassi negli ultimi 11 mesi, così come si e’ notata una diminuzione negli acquisti di automobili.

Il dato di stamattina MPC Meeting minutes sui futuri tassi era leggermente ribassista per il medio termine, senza alcun piano immediato di aumentare i tassi.

Previsioni di oggi

Come diamo uno sguardo al mercato di oggi, è importante non sottovalutare il ruolo della Cina nell’economia globale e i dati recenti indicano un rallentamento che porta ad avere un grande impatto sul mercato.

* Questa mattina abbiamo molti dati di produzione dall’ Eurozona.

* Alle 13.30 abbiamo il dato che misura il tasso di disoccupazione in America, seguito dall ‘annuncio a proposito delle vendite di case nuove, alle ore 15.00

* Nel corso della giornata e’ bene tenere presente che ci sara’ un vertice UE di vari ministri delle finanze europei in corso oggi a Basilea.

Rapporto Settimanale: Il Salvataggio della Grecia E La Dura Verità

Ecco l’analisi settimanale curata da eToro.
La crisi finanziaria della Grecia continua ad evolversi da un giorno all’altro, senza che ci sia in vista una reale soluzione. All’inizio della settimana, il debito della Grecia è stato ufficialmente declassato al livello più basso del mondo, quasi a livello d’insolvenza. Pessimisticamente la maggior parte degli analisti concordano sul fatto che la bancarotta e l’insolvenza siano inevitabili, nonostante l’ammorbidimento alla fine della scorsa settimana delle posizioni di Germania e Francia, e la ristrutturazione di Venerdì da parte del governo Greco. L’insolvenza della Grecia, in sé e per sé, ha preoccupato gli investitori, ma quello che realmente rode è il timore che un tale cataclisma potrebbe diffondersi ai paesi periferici della zona Euro.
Il fatto che il peso del debito della Grecia sia enorme è fuori di dubbio. Ed è anche incontrovertibile l’incapacità dell’economia di crescere a causa dell’onere del debito esistente. L’approccio alla gestione della crisi che è adesso utilizzato non affronta l’interrelazione tra questi due fatti. Invece, esso si concentra sull’attuazione delle misure di austerità e di incremento del debito. Non solo ciò costituisce un problema, come sostiene Mohamed Pimco di El-Erian, ma sta per arrivare ad un punto di non ritorno, ed egli ritiene che i segnali non potrebbero essere più chiari.
In primo luogo, il governo Greco, anche nella sua composizione più recente, ha perso la fiducia del pubblico, così come il controllo. Le misure di austerità esistenti sono estremamente impopolari, e le recenti proteste di Sabato lasciano intendere che i contribuenti Greci non sono disposti ad accollarsi ulteriori oneri. Anche se un manifestante ha ammesso che le proteste probabilmente non avrebbero fermato in nessun modo le nuove misure di austerità, è stato importante che la loro voce sia stata ascoltata. Le nuove misure di austerità devono ancora essere votate da questo nuovo governo Greco, ma sono una condizione imprescindibile perché venga conferita la prossima tranche da parte della UE / FMI ed è molto probabile che siano approvate nonostante il pubblico dissenso.
In secondo luogo, i vari creditori del paese non sono nemmeno d’accordo su quale sia il modo migliore di procedere. Fino a poco tempo la Germania e la Francia erano stati fermamente convinti che il debito Greco avrebbe dovuto essere diluito su di un arco di tempo più lungo per far si che gli investitori privati ​​fossero maggiormente disponibili a condividerne il fardello. La loro decisa posizione era stata criticata da altri responsabili politici della UE, compresi il Lussemburghese Jean-Claude Juncker e lo spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero.
Juncker aveva ipotizzato che il piano della Germania di far partecipare i creditori privati ​​fosse pilotato politicamente, sull’ipotesi che se la Grecia fosse diventata inadempiente questo fatto avrebbe potuto innescare l’incendio del rischio di contagio per i paesi dell’Eurozona fortemente indebitati, specialmente il Portogallo e l’Irlanda, ma anche altri. Come Juncker aveva intuito, il piano iniziale di ristrutturazione del debito proposto dalla Germania avrebbe potuto avere “conseguenze estreme.” Il governo Tedesco da allora ha ammesso che la partecipazione di creditori privati ​​al prolungamento del debito sarebbe dovuta avvenire rigorosamente su base volontaria, anche se rimane incerto se la loro disponibilità potrà essere sufficiente.
Politica a parte, Germania e Francia hanno una grande posta in gioco in caso di insolvenza Greca. Entrambi i governi sono tra i maggiori possessori di titoli del debito Greco, e un’insolvenza sarebbe un durissimo colpo per il sistema finanziario Tedesco e Francese. In effetti, in Francia le banche sono già state avvertite che i loro rating potrebbero subire un declassamento a causa di quello che hanno in portafoglio. L’intero settore finanziario dell’Eurozona ha visto diminuire il proprio valore, del 6,5% soltanto nelle ultimi due settimane. Anche nel settore bancario Statunitense, dove il coinvolgimento diretto Greco è minimo, gli investitori sono preoccupati, e si è avuta come conseguenza una diminuzione notevole delle azioni delle banche più importanti nelle ultime più recenti sessioni.
La prossima settimana, i leaders della UE si ritroveranno per un summit di 2 giorni che probabilmente definirà quelle che sono considerate “misure ragionevoli” per sostenere la Grecia, e che saranno accettabile per le agenzie di rating e per i mercati finanziari mondiali. Secondo l’amministratore delegato di Deutsche Bank, Josef Ackermann, è importante che le banche creditrici siano coinvolte attivamente nella discussione per la risoluzione delle crisi. Ha inoltre sottolineato che a suo parere (molto simile a quello di Mohamed El-Erian), l’imposizione di nuove misure di austerità deve essere integrata da un piano più ampio che dovrebbe sostenere la crescita Greca.
Non è certo ciò che emergerà da quel vertice di 2 giorni. Un fatto comunque è certo, ossia che le recenti osservazioni di Jean-Claude Juncker (anche se dirette principalmente alla posizione a muso duro della Germania) possano essere profetiche. Nella testa della maggior parte degli analisti, ci sono pochi dubbi che potrebbero esservi “estreme conseguenze” derivanti da un insolvenza Greca.
La nostra visione è diversa – Sebbene la maggior parte degli analisti sottolineino che i rischi o gli shock che i mercati dovranno assorbire a causa dell’ipotetica insolvenza Greca potrebbero alla fine portare ad un collasso della zona Euro, la nostra visione è differente. Sembra che i continui tentativi della zona Euro per evitare l’insolvenza della Grecia, abbiano causato uno stress molto forte al sistema dell’Euro, messo sotto pressione dai timori per un possibile contagio. Un’insolvenza pilotata, o una cosiddetta ristrutturazione del debito – per quanto dolorosa possa essere – col tempo potrebbe liberare il sistema da alcuna delle paure represse e dai rischi.
Come siamo arrivati ​​a questa conclusione? Abbiamo usato come nostro modello di riferimento il crollo di Lehman. In quel caso, in un primo momento, è sembrato che il crollo patrimoniale della Lehman Brothers avrebbe potuto alla fine sfociare in una situazione di crisi, mentre la realtà è stata ben diversa. In realtà, la loro caduta è stata la scintilla che ha sostanzialmente costretto il settore finanziario Statunitense ad agire, per garantire la propria stabilità e sopravvivenza.
Allo stesso modo, consideriamo il processo di ristrutturazione Greca come un passo che metterà inizialmente pressione sul sistema finanziario della zona Euro e che potrebbe costringere la BCE a mettere in atto misure di liquidità d’emergenza. Tuttavia, probabilmente (come nella crisi Lehman) ciò spingerà le banche della zona Euro a fondersi in modo aggressivo ed a ridurre il proprio rischio, ed inoltre ad adottare ogni e qualsiasi provvedimento necessario per ripristinare la loro forza.
A dire il vero, la preoccupazione principale dei “poteri” della zona Euro (cioè la Germania e la Francia) è la stabilità del proprio sistema bancario. Tuttavia, invece di puntellare internamente le loro banche forzando la riduzione dei rischi di sistema per i loro portafogli, essi preferirebbero liberarsi dei titoli spazzatura della periferia della zona Euro, dei cosiddetti asset tossici.
E qui, crediamo, sta il loro errore strutturale; stanno riponendo la loro fiducia (e le speranze) sui paesi periferici piuttosto che sulle proprie banche. Noi, dunque, ci aspettiamo che l’onda d’urto sarà amplificata nella zona Euro, e non assorbita, fino al momento in cui la zona Euro non tornerà a curarsi più dei profitti del sistema bancario che del salvataggio di un PIG o di un altro (nota del traduttore: i paesi PIG nel linguaggio dei giornalisti economici sono quelli con un economia in cattivo stato). Mettendo le proprie finanze pubbliche a rischio e incoraggiando le proprie banche ad assumere rischi maggiori con il salvataggio di un altro PIG, i politici della zona Euro stanno solo ingigantendo il problema.
La considerazione finale è la seguente: una ristrutturazione del debito Greco sarà la pillola necessaria che gli investitori non potranno fare a meno di ingoiare per fare in modo che sia rimosso il rischio per il sistema finanziario, ed affinché sia possibile alla zona Euro di recuperare e continuare a crescere.
Siamo pratici; come facciamo trading in questa situazione?
Al fine di comprendere meglio il probabile effetto della onde d’urto prodotte dalla crisi greca, noi consigliamo una strategia di breve rispetto ad una di lungo termine. Se un piano di salvataggio della Grecia è vantaggioso a breve termine per la forza dell’Euro, anche se diminuisce la velocità di crescita dei rendimenti dai Paesi periferici dell’Europa verso la zona continentale, si accresce il rischio a lungo termine.
Ecco quindi, il nostro scenario: normalmente ci attendiamo risalite di breve durata come risposta immediata ad ogni salvataggio nell’Unione europea; poi tali comportamenti svaniranno in prossimità di un qualsiasi robusto livello di resistenza, dando gradualmente origine ad un andamento ribassista. Tuttavia, la risposta di una ristrutturazione del debito Greco avrà l’effetto opposto. Un breve periodo di forti vendite che alla fine formerà degli andamenti di supporto crescenti che daranno origine ad una traiettoria rialzista.
Al momento attuale, con il fatto che un secondo piano di salvataggio Greco è più probabile di una ristrutturazione, crediamo che il primo scenario è quello che si materializzerà. Quindi, ci aspettiamo una risalita dell’Euro per le prossime due o tre settimane in risposta alla diminuzione delle paure, che però finirà per trasformarsi in un ciclo ribassista. I nostri obiettivi sono di seguito indicati:

Fonte: eToro

Aggiornamento Settimanale andamento Forex del 13/06/2011

l governo dell’Arabia Saudita ha apparentemente scelto di rompere con l’OPEC decidendo di aumentare la produzione del greggio. Ieri un giornale saudita ha reso noto che il governo ha deciso che la produzione di petrolio aumenterà di 0,7 milioni di barili al giorno, con la maggioranza dell’aumento destinato in particolare per sostenere la crescita asiatica. L’aumento della produzione a 10 milioni di barili al giorno avrebbe effetto dal mese prossimo.

Mentre il report non è ancora confermato, questa settimana, l’OPEC (Organizzazione Paesi Esportatori di Petrolio) si è riunito a Vienna per discutere dei programmi per aumentare le quote di produzione dell’organizzazione. Il meeting si è concluso senza nessuna decisione definitiva. Secondo Ali Naimi, il Ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita, la seduta dell’OPEC è stata, “uno dei peggiori incontri che abbiamo mai avuto.”

L’Arabia Saudita, a favore dell’aumento, è stata in grado di ottenere il supporto solo di altri tre membri dell’OPEC, molto meno quindi della maggioranza della coalizione guidata dall’Iran che ha votato per lasciare le quote invariate. La maggior parte degli analisti si era aspettato che il disaccordo nell’OPC sulla questione si sarebbe protratto e avrebbe avuto come conseguenza una crisi del mercato che avrebbe fatto aumentare il prezzo del petrolio. Certamente, il dato rilasciato mercoledì scorso dalla U.S. Energy Information Administration ha anch’esso pesato molto.
Motivazione politica vista come ragione per la posizione assunta dalla maggioranza dell’OPEC
Alcuni osservatori sono convinti che la maggioranza dell’OPEC, che ha votato per annullare la decisione di produrre più petrolio, era politicamente motivata a comportarsi così. Gli Stati Uniti e la sua economia in difficoltà ne sarebbero chiaramente stati ulteriormente colpiti ed è questa la motivazione che ha spinto Iran, Libia e Venezuela ad esprimersi con un voto contrario. Gli analisti sottolineano che la maggioranza ovviamente non aveva altro motivo se non quello di una punizione dal momento che la maggior parte di loro ha già raggiunto la capacità produttiva.

Solo quei membri dell’OPEC che avevano ancora capacità disponibile a soddisfare l’incremento di quota proposto, ossia l’Arabia Saudita, il Kuwait e gli Emirati Arabi hanno votato a favore della proposta. Se la decisione dell’Arabia Saudita non ha precedenti, tale mossa non è giunta totalmente inaspettata per i mercati.
Nonostante ciò, le divisioni all’interno dei paesi che aderiscono al cartello sul petrolio solitamente molto uniti ha pesato molto sulla credibilità dell’OPEC. Se l’impasse avrebbe potuto portare a un rialzo per il petrolio, il report diffuso ieri ha fatto scendere il prezzo del WTI del 2,5% per chiudere sotto i 100 dollari al barile.

La tempistica della mossa dell’Arabia Saudita non sarebbe potuta essere migliore. In un recente report sulle materie prime condotto da Morgan Stanley gli analisti chiedono all’OPEC di intervenire urgentemente per aumentare la produttività e contrastare i prelievi dalle scorte nella seconda metà del 2011. Ciò assicurerebbe che la richiesta da parte dei paesi emergenti, i motori della crescita globale, sia bene soddisfatta; secondo la loro analisi la domanda mondiale di petrolio crescerà di circa 1,2 milioni di barili al giorno fino alla fine dell’anno.

Se non dovessero sanarsi le divergenze nell’OPEC, è altamente probabile che assisteremo a un rally del petrolio. Se ciò si verificasse, le pressioni inflazionistiche in tutto il mondo aumenterebbero considerevolmente e ciò si tradurrebbe in un’ulteriore fase di stretta monetaria. Se la Cina (ossia il motore della crescita globale) non riuscirà ad attenuare tale crescita accanto alle pressioni inflazionistiche, finirebbe per regnare l’instabilità economica a livello globale.
L’analisi di Morgan Stanley indica che un incremento da parte dell’OPEC della capacità di produzione del petrolio favorirebbe un appiattimento dei prezzi nel medio periodo. Tuttavia, bisogna ricordare che l’analisi ha ipotizzato un incremento di 1,5 milioni di barili al giorno. Questo è più di due volte di quello che la produzione dell’Arabia Saudita sarebbe in grado di gestire.

Come si tradurrebbe questa situazione sui mercati?

Petrolio-Le conseguenze di un incremento della produzione di petrolio da parte dell’Arabia Saudita sono abbastanza chiare. Una maggiore offerta di petrolio supportata da un aumento della produzione da parte dell’Arabia Saudita potrebbe far scendere il petrolio forse alla ricerca di livelli di supporto inferiori. Attualmente vediamo il livello di 85 come il supporto contro ulteriori flessioni dal momento che 75 dollari al barile è considerato il livello di pareggio per il bilancio del governo saudita. Quindi le previsioni ribassiste per il petrolio sul lungo periodo sembrano circoscritte.
L’effetto sull’oro e sul forex
Dal momento che il petrolio è uno dei fattori principali che influiscono sulle prospettive inflazionistiche soprattutto negli USA è chiaro che prezzi del petrolio contenuti possono tradursi in un livello minore dell’inflazione headline. Un’inflazione più bassa è negativa per l’oro. Dal momento che l’oro non distribuisce dividendi, esso trae beneficio quando i tassi di interessi reali sono inferiori al tasso di inflazione. Dato che i tassi di interesse reali saranno ancora negativi il prezzo dell’oro resterà sopra 1.350 ma l’inflazione più bassa, risultato del prezzo più contenuto del petrolio, porterà chiaramente a un’impennata nel prezzo dell’oro nel breve periodo con l’area tra 1.400-1.430 che costituirà il supporto sulla trend line rialzista.

Nell’arena del FX un prezzo del petrolio più basso andrà probabilmente a vantaggio dei low yielders, quali il dollaro, lo yen e il franco svizzero, che sono strettamente collegati a cicli di inflazione più contenuta. Dal momento che il movimento del petrolio si traduce in pressioni inflazionistiche l’effetto di un prezzo più contenuto del petrolio sarà particolarmente importante. I consumatori statunitensi che rappresentano il 70% dell’economia hanno sofferto molto soprattutto a causa dei prezzi e dell’inflazione che hanno continuato a crescere rispetto agli stipendi che rimanevano fermi. I consumatori trarranno vantaggio da un’inflazione più bassa che potrebbe favorire l’economia nel prossimo trimestre. Le prospettive del dollaro in un clima di prezzi del petrolio più bassi sono positive. Ciò nonostante se la fiducia dei consumatori non riuscirà a reagire all’inflazione più bassa ciò potrebbe far aumentare le possibilità del QE3 che è stato evitato finora a causa dell’inflazione elevata negli USA. E come la storia di volta in volta dimostra ulteriore QE non è mai positivo per il dollaro.

Fonte: eToro

Tasso di interesse della BCE resta stabile a 1,25%

Oggi l’annuncio della Banca centrale europea sul tasso di interesse fermo al 1,25% è stato ampiamente anticipato dai mercati.
Inoltre generalmente attesi sono stati le parole d’ordine, “forte vigilanza” in relazione alla questione delle pressioni inflazionistiche, che per i operatori di mercato suggerisce un probabile aumento dei tassi di luglio.

In primo luogo, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha osservato che la zona euro aveva registrato una robusta crescita del PIL del 0,8% nel primo trimestre, e le proprie previsioni indicano una continua espansione delle attività economiche nella zona euro nel 2 ° trimestre, seppur a un ritmo ritmominore . Egli osserva che la fiducia delle imprese della zona euro è stata favorevole, e si aspetta che la domanda del settore privato nazionale sosterrà l’ulteriore crescita fino a quando la posizione monetaria resta accomodante.
La continua pressione al rialzo dell’inflazione (che la banca centrale vede ancora come transitoria) e’ dovuta all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. La BCE è determinato ad assicurare che la zona euro le aspettative di inflazione restino in linea con l’obiettivo del 2%, almeno nel medio termine, e che vedono questo come un prerequisito per garantire la crescita e la creazione di posti di lavoro all’interno della zona euro.

Alcuni sull’effetto notizia non così positive sulle proiezioni economiche della BCE indicano che per la zona euro l’inflazione annua potrebbe oscillare tra il 2,5% e 2,7% nel resto dell’anno. Ancora una volta, dato più alto è il (“transitoria”) dei prezzi dell’energia,ha rivisto al rialzo rispetto alle stime di marzo.

Recano anche notevole preoccupazione per la BCE è il fatto che i bilanci delle banche della zona euro sono sostanzialmente rimasti invariati negli ultimi mesi. La BCE ha sottolineato l’importanza della disponibilità delle banche ‘e preparazione per estendere il credito al settore privato, se e quando il settore privato diventa incline a prendere in prestito.

Al fine di soddisfare la domanda futura, ritengono essenziale che le banche aumentino i ricavi, e rafforzino ulteriormente la propria base di capitale. In mancanza di ciò, essi dovrebbero approfittare di tutte le misure di sostegno che i governi mettono a loro disposizione per la ricapitalizzazione. A tal fine, in particolare cautela che le banche della zona euro, che ora hanno un accesso limitato al finanziamento di mercato dovrebbe muoversi con urgenza per aumentare la loro base capitale.

I mercati sono un po confusi circa la posizione della BCE,per questo motivo l’ EUR / USD sta vivendo una certa volatilità in queste ore.

Fonte: eToro

Analisi del mercato Forex a partire dal 30 maggio 2011

Analisi Settimanale- Il Buono, il Brutto e il Cattivo
Ecco l’analisi di eToro, le diverse dichiarazioni rilasciate nel corso della settimana scorsa non fanno presagire niente di buono per la zona euro e per gli Stati Uniti. Primo, è stato reso noto che il debito pubblico della Spagna è stato significativamente sottostimato e che i problemi finanziari sarebbero quindi molto peggiori di quanto ritenuto inizialmente. Nonostante le resistenze del governo spagnolo, le possibilità che la Spagna accetti il pacchetto di salvataggio offerto dal UE e FMI sono sempre maggiori.
Poi, negli Stati Uniti i recenti risultati hanno mostrato che le pressioni inflazionistiche stanno colpendo i consumatori più di quello che la Fed avrebbe voluto. Inoltre, Bill Gross, il direttore generale di Pimco ha consigliato agli investitori di cercare delle alternative alle obbligazioni statunitensi che egli ritiene resteranno sotto pressione per i prossimi 15 anni e di ribellarsi ai bassi tassi di interessi decisi dalla Fed.
Dopo il “brutto” e il “cattivo” delle ultime notizie finanziarie, gli investitori si stanno probabilmente chiedendo se c’è anche da aspettarsi del “buono” dalle notizie. Fortunatamente si, e gli investitori non devono neanche cercare troppo o troppo lontano per trovarlo. È la Svizzera e l’unica “vera” valuta rifugio, il franco svizzero.

Il Buono: la Svizzera

A differenza degli altri paesi industrializzati della zona euro caratterizzati dalla rapida crescita del debito pubblico e sopraffatti dalla crisi finanziaria, la Svizzera è riuscita a mantenere per tutto questo tempo un avanzo di bilancio. L’attuale rapporto aggregato tra deficit e Pil è al 38,2%, meno della metà dei suoi vicini europei e molto minore di quello degli Stati Uniti. La crisi economica, in realtà, ha rafforzato la posizione della Svizzera rispetto al resto del mondo. Anche quale importante mutuatario, il governo svizzero e le sue diverse regioni hanno generato avanzi di bilancio anche durante il picco della crisi così come ha fatto la maggior parte delle sue più piccole città. Rispetto alle politiche attuate dalle banche centrali degli altri paesi sviluppati, la politica fiscale svizzera appare piuttosto rilassata e consente ampi spazi di manovra. Attualmente, l’unico punto debole dell’economia svizzera rimane la sua valuta troppo forte che minaccia di indebolire le esportazioni del paese.

EUR/CHF- ha toccato un livello minimo record a 1,2096 ma sta mostrando segnali di ipervenduto; sembra probabile un rimbalzo intorno all’area 1,23-1,235.

Il Cattivo: La zona euro
Germania e Francia, in misura minore, continuano a essere i paesi che stanno guidando l’economia della zona euro anche se Portogallo, Italia, Grecia e Spagna pesano sulla performance globale. Gli analisti di BNP Paribas prevedono che la crscita del PIL in Germania dovrebbe rimanere solida fino alla fine dell’anno e stimano che la crescita sarà intorno al 3,5%, circa la stessa del 2010. Per la zona euro, in generale, ci si attende una crescita del PIL in flessione e gli analisti prevedono una crescita del 2% entro fine anno, in progresso dello 0,3% rispetto al 2010. Essi prevedono che gli investimenti e la produzione manifatturiera, in crescita anche se in misura ridotta, saranno gli elementi che sosterranno la crescita del PIL. Si prevede che i consumi resteranno agli attuali livelli elevati a causa dell’aumento delle ore di lavoro e della diminuzione dei livelli di disoccupazione; come negli USA, la flessione del potere d’acquisto rimarrà una questione problematica.
Il Non-così-Cattivo: Il Regno Unito.
L’economia del Regno Unito continua a crescere lentamente ma sicuramente è fuori dalla zona di stagnazione. Le stime sul PIL del primo trimestre mostrano un’espansione dello 0,5% con il settore dei servizi in crescita verso i livelli più elevati degli ultimi cinque anni allo 0,9%. Gli analisti di BNP sottolineano come l’economia del Regno Unito sia eccezionalmente dinamica e che gli sforzi del governo di ridurre il debito sembrano cominciare a dare i primi risultati. L’inflazione continua a essere un problema per il Regno Unito come in qualunque altro paese del mondo, ma la banca centrale non la vede ancora come una minaccia alla crescita del paese. I risultati di una recente indagine sulla fiducia dei consumatori indicano che è in crescita l’ottimismo dei consumatori sul loro futuro.

Il Brutto: Gli Stati Uniti
Gli analisti di BNP Paribas prevedono che la crescita dell’economia statunitense dovrebbe rallentare ulteriormente entro la fine dell’anno e sulla base dei dati attuali stimano che la crescita si aggirerà intorno al 2,5%. Le previsioni sul PIL del primo trimestre supportano questa analisi, passando all’1,8% annualizzato dal 3,1% e dal 2,6% di crescita dei trimestri precedenti. Molti degli indicatori chiave usati dagli analisti per valutare la ripresa economica negli USA continuano a mostrare una debolezza intrinseca testimoniata dalla flessione registrata negli investimenti per software e apparecchiature, dalla riduzione della produzione manifatturiera e dalla perdita del potere d’acquisto, etc.
Dal fondamentale punto di vista dei consumatori, permangono i timori sulla crescita. I dati confermano che è rallentata la spesa per consumi così come è diminuito il potere d’acquisto e il reddito reale. I più elevati prezzi dell’energia e l’inflazione in continua crescita, ora al 3,2%, sono tutti fattori che continuano a pesare sulla psicologia collettiva dei consumatori. Recenti indagini sui livelli di fiducia dei consumatori sottolineano come domini la diffidenza sul futuro soprattutto a causa del tasso di disoccupazione al 9%. Il sogno americano del possedere una casa di proprietà è stato accantonato dal momento che il valore degli immobili continua a scendere in un settore degli immobili che sta attraverso una fase di crisi.

Fonte: eToro

Analisi settimanale Forex, 23-29 maggio 2011


Ora e Petrolio previsto ribasso
L’oro, secondo quasi la metà degli intervistati, perderà il suo fascino e così anche il petrolio conoscerà un trend ribassista.

Un ampio numero di intervistati, 27 su 59, crede che le azioni dei mercati emergenti scenderanno, con alcuni che sono convinti che l’effetto sarà irrilevante. 11 intervistati sostengono invece che i mercati emergenti continueranno a crescere.

I tassi di interesse cresceranno e con essi il valore del dollaro soprattutto nei confronti dell’euro dal momento che la differenza nei tassi di interesse tende ad avvicinare le politiche della Fed a quelle della BCE. Gli intervistati temono che i mercati conosceranno un periodo di forte volatilità con le materie prime particolarmente sensibili ai risultati economici. Gli analisti della Deutsche Bank concordano con queste previsioni sui mercati, o almeno alcuni di loro. Essi concordano sul possibile aumento della volatilità, cosa che i mercati stanno già sperimentando. Essi concordano anche sul fatto che il dollaro inizierà a riprendersi una volta conclusosi definitivamente il QE2. Per quanto riguarda i rendimenti obbligazionari, essi prevedono che inizialmente si assisterà a una flessione accanto a uno scenario di inflazione più contenuta che finirà per tradursi in un aumento dei rendimenti reali.

Il punto di vista di eToro
Tra gli analisti di eToro si condivide il punto di vista secondo il quale la conclusione del piano di QE2 porterà a un rimbalzo del dollaro contro l’euro. Tuttavia nel lungo periodo crediamo che la Fed preferirà consentire alle misure di QE di esaurirsi gradualmente piuttosto che uscire attivamente dai mercati obbligazionari per evitare onde d’urto di liquidità. Ciò significa che il dollaro manterrà il suo basso rendimento e quando i problemi in Europa si attenueranno accanto a i tagli nei BRICs e in Cina, per gli investitori sarà dura trovare motivi per conservare dollari piuttosto che cercare di trarre beneficio approfittando di ulteriori ribassi della valuta americana.

Fonte: eToro