Intesa Merkel-Sarkozy: “No eurobond, subito modifica dei trattati”

Niente eurobond, riunioni serrate tra gli stati membri, nuovo trattato europeo esteso ai 27 paesi dell’Europa. E’ stato raggiunto un compromesso su tutto nel vertice franco-tedesco che si è tenuto lunedì 5 dicembre 2011 tra il premier francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel. L’obiettivo posto dai due leader europei, rilanciare la crescita e ridurre la disoccupazione nell’Eurozona.

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Cala la produzione industriale in Spagna, ma cresce il PMI dell’Eurozona

I paesi deboli della zona euro iniziano la prova più dura. Il governo irlandese dovrà presentare le sue misure di austerità tra oggi e domani. E intanto la Spagna finisce nel mirino dell’agenzia di rating Moody. Nonostante l’ottimismo post elettorale, che aveva annunciato la stabilità del disavanzo pubblico, le previsioni non sono rosee.

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Crisi, la manovra italiana piace ai mercati. Settimana cruciale per l’euro

Settimana cruciale per salvare l’euro. A quattro giorni dal summit del 9 dicembre in cui Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, dovrà presentare le soluzioni alla crisi dell’Eurozona, a dare respiro ai mercati arrivano le riforme presentate domenica sera dal premier italiano Mario Monti. Più Iva, interventi decisi sulle pensioni, tagli ai costi della politica e introduzione della nuova Ici sulla prima casa sono tra gli interventi più discussi in queste ore.

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Variazione occupazione non agricola, previsione degli effetti

Fonte: eToro
La giornata di oggi sara’ tutta dedicata all’attesa per i dati sull’occupazione americana. A differenza della validita’ che i Non Farm Payrolls hanno assunto nel recente passato, dove hanno portato molta volatilita’ di brevissimo periodo proprio sulla comunicazione del dato, senza tuttavia andare a muovere il mercato nel medio periodo in quanto, essi, non avevano il potere di far intraprendere delle mosse di politica monetaria alla Banca Centrale americana, cosa molto lontana da quanto percepito dal mercato e dagli operatori oggi. Infatti, dopo che la Fed ha deciso apertamente di cambiare il wording durante il suo ultimo meeting, comunicandoci le sue intenzioni di mantenere i tassi fermi fino al 2013 – questo e’ stato il primo passo per prepararci a nuove misure di stimolo monetario che devono essere adottate quando i tassi non si possono/vogliono piu’ abbassare – e dopo che nelle ultime minute si e’ esplicitata questa volonta’, il mercato sta cercando di stimare non tanto se verranno intraprese queste nuove strade, quanto quando la Fed decidera’ di muoversi. Le stime convergono su settembre nel caso in cui i NFP ci mostrino una cattiva release ed in questo caso il numero magico da tenere sotto osservazione sarebbe il 50k, mentre in caso di dati superiori alle 70k unita’ il sentiment andrebbe a spostarsi su novembre.
Come potra’ reagire il mercato di fronte a queste pubblicazioni?ù

 

L’indice Nonfarm Payrolls (salariati del settore non agricolo) misura la variazione nel numero di salariati nel corso dell’ultimo mese per tutte le attività non agricole. Il totale dei salariati del settore non agricolo rappresenta circa l’80% dei lavoratori che producono il Prodotto Interno Lordo negli Stati Uniti.
Si tratta del dato singolo più importante contenuto nel rapporto sull’occupazione, che si ritiene offra le migliori indicazioni dell’economia.
Le variazioni mensili e le revisioni delle numero di salariati possono essere alquanto volatili.
Dati superiori al previsto devono essere interpretati come positivi/rialzisti per il dollaro USA (USD), mentre valori inferiori alle attese sono da interpretarsi in senso negativo/ribassista per il dollaro USA.
Precedente 117K

 

Previsione: 74K

Oro vicino al minimo a 28 anni rispetto all’argento, un’opportunità?

Fonte: eToro

Sarebbe inesatto scrivere che agli investitori non piace l’incertezza. Visto che i guadagni  compensano i rischi, allora un certo livello di incertezza è accettabile. È nella natura del gioco, dopo tutto, massimizzare la redditività del capitale investito. Ma le crisi finanziarie che si sono sviluppate negli ultimi mesi, prima nella zona euro e adesso negli Stati Uniti, hanno creato un tale grado di incertezza che le “zone di benessere” collettivo degli investitori si stanno rapidamente erodendo.

Dire che gli investitori sono nervosi è dir poco; con l’attuale situazione economica globale, il rapporto rischio/rendimento è in generale molto deludente. I tipici investimenti “sicuri”, ossia i titoli del tesoro e le obbligazioni governative non sono più così sicuri e le valute rifugio, il franco svizzero e lo yen giapponese possono anche essere sicure ma i loro rendimenti non sono più così interessanti e inoltre resta la preoccupazione che ci sarà un intervento sia della Banca Nazionale Svizzera che della Banca del Giappone.

Quindi a cosa ci porta questa situazione? Verso cosa potranno rivolgersi gli investitori di fronte a un’ulteriore aumento dell’incertezza e dell’instabilità? Verso l’ultimo bene rifugio per eccellenza: l’oro. Storicamente, è sempre stato così. Solo nel corso di quest’ultima settimana, l’oro è arrivato $1.800 l’oncia e si prevede che potrebbe crescere ancora prima della fine del rally.

L’oro durante i periodi di stress finanziario

Gli analisti sottolineano che esiste un indicatore dello stress finanziario e dell’avversione al rischio conosciuto all’interno dei circoli finanziari come lo spread“Ted”, che coincide con la differenza tra i tassi di interesse dei titoli del Tesoro a tre mesi e il tasso Libor a 3 mesi. Lo spread “Ted” è usato come indicatore delle paure degli investitori e storicamente mostra gli aumenti massicci del prezzo dell’oro durante i periodi di crisi finanziarie.   Questi picchi sono stati chiaramente visibili durante gli anni Settanta e nell’ottobre del 1987 dopo il Lunedì Nero e il successivo crollo dei mercati azionari e poi ancora durante la crisi a livello mondiale causata dalla Lehman nel biennio 2007-2009.

L’oro è spesso descritto una bene a“copertura dalla crisi” e vi è una forte e decisiva correlazione tra i periodi di stress finanziari e la domanda di oro durante tali periodi. Gli analisti fanno notare che ci sono 3 scenari di “crisi finanziarie” che hanno spinto gli investitori a spostare i loro interessi verso l’oro.

Scenario #1:  Durante i periodi in cui vi è un aumento della volatilità nei prezzi dei beni e forti cali nel valore di altri beni, ossia azioni o valute, gli investitori vanno alla ricerca di un bene con una riserva di valore indipendente dagli altri beni.

Scenario #2:  Gli investitori temono una crisi sistemica, ossia dell’intero sistema bancario o nutrono forti preoccupazioni sulla credibilità degli strumenti di debito sovrano dei governi in crisi.

Scenario #3:  Desiderio e bisogno di attività liquide durante periodi in cui può essere difficile ottenere, o addirittura determinare il valore di altri tipi di beni.

La relazione dell’oro con i tassi di interesse reali

Un altro fattore che influenza il prezzo dell’oro è la sua relazione con l’inflazione e i livelli dei tassi di interessi reali. Dal momento che l’oro è considerato un bene “sterile” e non frutta interessi, c’è un costo-opportunità nel detenere oro che aumenta di valore quando aumentano i tassi di interesse reali e che perde valore quando diminuiscono i tassi di interesse reali. Il prezzo dell’oro trae beneficio soprattutto nei periodi in cui i tassi di interesse reali sono negativi, ossia come negli anni settanta e come adesso nella maggior parte dei paesi sviluppati.  L’attuale situazione economica per la maggioranza delle economia sviluppate caratterizzata da tassi di interesse vicini allo zero e un modesto trend inflazionistico, comporta tassi di interesse reali negativi che vanno a beneficio del prezzo dell‘oro.

L’oro e l’instabilità politica

Infine, un altro fattore che gioca a favore del prezzo dell’oro è l’instabilità politica. Nel periodo successivo alla fine degli anni Settanta, iniziato con l’assalto all’ambasciata statunitense in Iran e l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica, i prezzi dell’oro salirono rapidamente.  Nel 2001, il prezzo dell’oro aumentò di nuovo dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre. Negli ultimi mesi e ancora adesso abbiamo assistito a continue insurrezioni in parte del Medioriente e nel Nord Africa. Anche tra le economie più sviluppate e democratiche sussistono instabilità politiche; ciò è sottolineato dai voti di sfiducia, dalle dimissioni di funzionari pubblici e dall’emergere e dall’aumento dei nuovi partiti politici.

L’oro e la situazione attuale

Il prezzo dell’oro ha continuato a salire, toccando nuovi massimi quasi su base giornaliera. È facile capirne il motivo. Gli Stati Uniti e la zona euro si trovano in una fase di cambiamento e incertezza. Negli USA, anche se è stato deciso l’innalzamento del tetto del debito, resta incombente la questione del declassamento del rating. Nella zona euro  resta aperta la questione relativa al meccanismo di salvataggio dalla crisi e se quest’ultimo sarà sufficiente a scongiurare un peggioramento della crisi.  Su entrambe le sponde dell’Atlantico, i tassi di interesse effettivi sono negativi a causa del continuo aumento dell’inflazione. Inoltre sia il dollaro che l’euro sono a rischio catastrofe; gli investitori stanno solo aspettando di vedere quale delle due valute sarà la prima.

Il ruolo dell’argento

Ma ci si potrebbe chiedere, cosa dire del prezzo dell‘argento? Dopotutto, è considerato un metallo prezioso, usato tra l’altro nella coniatura e nei gioielli. È vero, l’argento può essere definito un metallo prezioso ma chiaramente non rappresenta un investimento così “sicuro” e non ha lo stesso valore dell’oro e la ragione è proprio da ricercarsi nel fatto che  esso è utilizzato “per diverse finalità”.

L’argento è un componente fondamentale nel settore industriale, usato nella creazione di un’ampia gamma di beni, tra cui veicoli, computer, componenti elettrici e elettronici, armi, pannelli fotovoltaici, etc. Nelle fasi di mercato ribassista, quando il comparto manifatturiero e la produzione diminuiscono, diminuisce anche il prezzo dell’argento.

Nel primo periodo di quest’anno, il prezzo dell’argento era intorno al livello record di 50 dollari; gli analisti sottolineano come il programma di QE della Fed abbia influito positivamente sull’aumento del prezzo dell’argento. Gli analisti dei metalli preziosi fanno notare che il prezzo dell’argento potrebbe diventare di tre cifre, ma solo sotto determinate condizioni.  Se la Federal Reserve adotterà il QE3, è possibile che il prezzo dell’argento aumenti ancora ma come accade sempre con la Fed, gli investitori dovranno aspettare e vedere.  Per il prossimo futuro, tuttavia, il prezzo dell’argento non dovrebbe conoscere troppa volatilità, almeno in relazione al prezzo dell’oro.

Il rapporto oro/argento

Visto il rapporto tra l’argento e l’industria,  i rischi associati al prezzo dell’argento sono chiari. È altrettanto chiaro perché gli investitori preferiscano l’oro. Quanto preferiscano l’oro rispetto all’argento può essere visualizzato nel rapporto oro/argento. Con rapporto oro/argento si intende il numero di once d’argento che sono necessarie per acquistare una singola oncia d’oro.

Alla chiusura delle contrattazioni di venerdì, l’oro era scivolato dal precedente massimo giornaliero a circa $1.740 l’oncia, mentre l’argento era scambiato a circa $40 l’oncia. Il rapporto oro/argento era quindi intorno a 46, un livello che non si vedeva da più di sei mesi. Comparativamente, in seguito alla crisi finanziaria del 2008/2009, il rapporto oro/argento è stato vicino al livello di 50 per un intero anno.

Gli analisti dei metalli preziosi prevedono che è altamente probabile che il rapporto oro/argento continuerà a crescere fino a quando rimarranno le preoccupazioni degli investitori sull’economia globale.  Fino a che livello si potrà arrivare? In passato, il rapporto è stato anche pari a 100, ma anche a 17; nella prima parte del 2011 (durante il culmine del periodo del QE2), il rapporto era intorno a 32.

 

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Declassamento USA e effetti sul Forex

Fonte: eToro

A seguito del downgrade senza precedenti degli USA deciso venerdì, il G7 si è riunito nella tarda serata di domenica per discutere come coordinare al meglio un intervento finalizzato a tranquillizzare la situazione molto vicina al panico che si sta creando sui mercati. Con tutti i recenti disordini, dai problemi finanziari dei paesi PIGS della zona euro al disastro del tetto del debito statunitense, la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso sembra per i mercati essere rappresentata proprio dal declassamento degli USA.
La decisione a cui è arrivato il G7 è quella di intervenire sia nella problematica situazione dei mercati obbligazionari spagnolo e britannico che sul fronte valutario se le condizioni peggioreranno e a condizione che la fiducia dei mercati nei titoli del Tesoro statunitense resti invariata. Oltre ad alleviare lo stress collegato al declassamento degli USA, gli sforzi sono stati in un certo senso mossi da intenti egoistici dal momento che si auspica che tali misure serviranno a restituire credibilità ai mercati obbligazionari europei. Durante il comunicato stampa, il G7 ha espresso la sua speranza che le azioni intraprese, insieme al mantenimento degli “sforzi relativi alla disciplina di bilancio” potranno “consentire la sostenibilità nel lungo periodo delle finanze pubbliche”.
Dopo il comunicato, il Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, ha lodato l’impegno del G7 e la decisione del governo spagnolo e di quello italiano di procedere con l’accelerazione delle riforme e ha promesso di intervenire nei diversi mercati obbligazionari attraverso la realizzazione attiva di programmi di acquisto di obbligazioni nei rispettivi paesi.
Gli analisti hanno fatto notare come sia sembrato che non vi fossero divisioni tra i partecipanti sebbene si fosse creduto che la Bundesbank tedesca avrebbe contrastato talune misure. Secondo il comunicato, come parte della politica monetaria della Banca Centrale Europea, queste azioni sarebbero volte ad assicurare la stabilità dei prezzi nella zona euro. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, in un comunicato congiunto con il presidente francese, Nicolas Sarkozy ha affermato di appoggiare pienamente gli sforzi del G7 volti all’acquisto di obbligazioni e che lavoreranno per assicurare la rapida realizzazione del meccanismo EFSF approvato di recente, in modo che i fondi per il salvataggio della zona euro siano pronti se e quando necessario.
Alcuni analisti erano inoltre chiaramente preoccupati che le ripercussioni del declassamento degli USA si sarebbero avvertite ancora più duramente in Europa se non si fossero visti rapidi segnali di un probabile intervento. Ci si preoccupa inoltre che, ora che è avvenuto il declassamento, la febbre del declassamento possa diffondersi anche alla zona euro e in particolare alla Francia che ha un rating AAA. Gli analisti sottolineano che la perdita del rating della Francia “complicherebbe” enormemente la struttura dell’EFSF. Tali preoccupazioni possono essere giustificate dal momento che nel corso della settimana scorsa lo spread tra i rendimento dei bond tedeschi e le obbligazioni francesi ha raggiunto livelli record.
In ribasso per la maggior parte della giornata i principali indici dei mercati asiatici, i primi ad aprire la settimana di trading; il Nikkei ha perso più del 2%, mentre lo Shanghai composite Index ha ceduto il 3,7% e l’Hang Seng Index il 4%, toccando il minimo a un anno.
I future sulle azioni sia per i mercati statunitensi che per quelli europei sono sensibilmente in flessione; il future sul FTSE-100 è in ribasso del 2,1% e quello sull’S&P-500 del 2,6%. Certamente all’apertura ci si aspetta che i mercati europei siano caratterizzati da una volatilità ancora maggiore e la situazione potrebbe peggiorare più tardi all’apertura dei mercati finanziari statunitensi.
Una cosa è chiara, senza dubbio sarà una corsa con molti alti e bassi.
Cosa stiamo rischiando ora?

L’intervento sembra imminente
Durante il passato weekend, alcuni sviluppi preoccupanti hanno portato venerdì sera al declassamento da parte di Standard & Poor’s del rating statunitense da AAA a AA+ ; il primo declassamento nella storia americana. Insieme al downgrade si è verificata una severa escalation nella crisi del debito europeo. Secondo la nostra opinione, tuttavia, l’escalation della crisi del debito è la situazione più grave e potrebbe portare a un collasso stile Lehman che si è in parte già verificato nella passata settimana di trading.

La crisi del debito europeo
La causa principale dei timori degli investitori è la situazione del debito italiano, il terzo più grande debito al mondo. Come avevano già precedentemente previsto, la situazione del mercato obbligazionario italiano si è ulteriormente deteriorata, con i rendimenti delle obbligazioni italiane saliti a livelli vertiginosi.

Quindi cosa stiamo rischiando?
Dal momento che il mercato obbligazionario italiano è il più grande in Europa, se non si interverrà entro i prossimi 14-21 giorni potrebbe verificarsi una strozzatura creditizia simile a quella del 2008-2009. Tuttavia, c’è la possibilità che un intervento su larga scala da parte della BCE e del G7 inietti liquidità nel mercato europeo e allontani una crisi stile Lehman.

Scenario di Non intervento
Forex: Un crollo tra i 2.000 e i 3.000 punti per le coppie EUR/USD, GBP/USD, AUD/USD e NZD/USD entro le prossime 2-3 settimane
Materie Prime: Il petrolio potrebbe scivolare intorno ai $20 al barile e l’oro potrebbe perdere tra i $200 e i $300 piuttosto velocemente.
Indici: Si verificherà un crollo di un altro 10% -15%.

Orizzonte temporale: Dal momento che il tracollo finanziario potrebbe materializzarsi rapidamente, prevediamo che almeno il 50% dello scenario si verifichi nei prossimi giorni.
Perché crollerà l’oro? Perché quando si verifica una crisi del credito come quella del 2008 diminuisce molto la liquidità e tutte le attività, ad esclusione dei titoli di stato tedeschi e americani, perdono terreno. Ricorda, quando la liquidità è bassa diminuisce rapidamente l’inflazione e diminuisce l’interesse verso oro, petrolio e argento.

Scenario di Intervento: Massiccio intervento della BCE
Forex: Le coppie di valute perderanno intorno ai 500 pip dal momento che ciò significa che la BCE realizzerà un piano di quantitative easing, ossia immetterà moneta sul mercato.
Materie prime: il petrolio potrebbe salire intorno all’area dei $95; l’oro salirà a $1.800.
Indici: rimbalzeranno ampiamente di circa il 10%.

Orizzonte Temporale: Coppie Euro – 30% dell’oscillazione prevista dovrebbe verificarsi entro i primi tre (3) giorni dall’intervento sull’Euro. Tutto il resto avrà luogo entro 2-3 settimane.
Scenario di intervento: Un intervento su larga scala del G7
Forex: le coppie Euro aumenteranno di almeno 1.000 pip entro le prossime settimane, principalmente le coppie EURUSD, EURCHF, e EUR/JPY. Potremmo assistere a un rimbalzo dell’euro oltre quota $1,5. Le coppie maggiormente rischiose ossia GBP/USD, AUD/USD sono anch’esse previste in aumento di circa 500 -700 pip.
Materie prime: il petrolio potrebbe arrivare a quota $100 – $110; l’oro potrebbe superare il livello di $1.800.
Indici: rimbalzeranno ampiamente di circa il 10%.
Orizzonte temporale: Coppie Euro – 30% dell’oscillazione prevista dovrebbe verificarsi entro i primi tre (3) giorni dall’intervento, il resto avrà luogo nelle prossime settimane.

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Non Farm Payrolls 05/08/2011

Il dato sui “Non Farm Payrolls” viene rilasciato negli USA a cadenza mensile (gni primo venerdì del mese, 14:30 ora italiana) e rappresenta il numero di lavori creati o distrutti nel periodo nei settori esterni all’agricoltura.

I non farm pay rolls vengono annunciati in concomitanza con i dati sulla disuccupazione e sulle ore medie settimanali lavorate.

Le variazioni di questi 3 parametri danno il segno della crescita o della recessione dell’economia americana, con conseguente impatto sul dollaro USA.

In particolare un aumento dell’occupazione può essere precursore di una tendenza inflazionistica e quindi di un aumento dei tassi di interesse, con conseguente appressamento del dollaro.

A parte questa considerazione di fondo la reazione del mercato forex ai non farm payrolls è sempre influenzata dalle aspettative relative al dato stesso.

Fonte: eToro

Casa Bianca, debito USA ed effetto sul Forex

Casa Bianca e Congresso hanno raggiunto un accordo per evitare un drammatico default degli Stati Uniti. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente Barack Obama verso le nove di ieri sera. Il piano prevede un innalzamento del tetto del debito di 2.400 miliardi e tagli spesa per circa altrettanto in dieci anni.

La partita non è ancora del tutto chiusa, anche se la Casa Bianca si augura che sia solo questione di ore e che nei due partiti (Repubblicano e Democratico) non emergano pericolose ribellioni. Obama conta di rivere il progetto sulla scrivania per la firma entro martedì sera, quando altrimenti scatterebbe un rischio di default.

Per il Forex, ciò ha giovato anche un leggero indebolimento dello yen, che alla fine di settimana scorsa era arrivato a un soffio dal massimo storico sul dollaro registrato il 17 marzo scorso a quota 76.25. La divisa nipponica è risalita sopra quota 77 attestandosi intorno a 78: un livello che resta comunque di allarme per le imprese giapponesi esportatrici che necessitano di una valuta nazionale debole.

Sotto vediamo il grafico USD/JPY della scorsa settimana rispetto al grafico dell’apertura di questa settimana.

Fonte Forex: eToro

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